Rafforzare il paradiso fiscale svizzero?
Una mozione parlamentare esige dal Consiglio federale che apra nuove porte di servizio ai detrattori fiscali stranieri. L’installazione di trust e società di copertura, come ne esistono in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dovrebbe offrire nuove possibilità di affari alla piazza finanziaria svizzera.
Il Consiglio degli Stati, a larga maggioranza, ha trasmesso questo autunno al Consiglio federale una mozione che chiede che la Svizzera possa lottare ad armi pari, sul piano internazionale, nella gestione dei fondi provenienti dall’evasione fiscale. Il Consiglio federale deve ora elaborare proposte legali, per rendere la Svizzera equivalente a Stati Uniti e Gran Bretagna in materia di trust e società opache.
In altre parole, la Svizzera deve riarmarsi nella concorrenza tra paradisi fiscali. Obbligata ad affievolire il suo segreto bancario, deve poter garantire, attraverso altre vie, gli affari con le fortune straniere non dichiarate. Il Consiglio nazionale aveva già accettato, in marzo, la mozione dei partiti del centro, PPD, Partito evangelico e Verdi liberali.
Consiglio federale impotente
Il Consiglio federale si è chiaramente pronunciato in modo reiterato contro la mozione. Esso ritiene che, la Svizzera dovrebbe, sulla scena internazionale, prendere misure contro l’eccessiva indulgenza britannica e statunitense verso i trust e le società di copertura. Il Paese perderebbe la legittimità necessaria ad una tale politica, se favorisse l’introduzione di tali strumenti. Il governo, purtroppo, non è riuscito ad imporsi. La sua volontà si è scontrata con l’irritazione di una maggioranza del Parlamento nei confronti delle pressioni – precisamente di Gran Bretagna e di Stati Uniti – sul segreto bancario elvetico. Vi è chi sospetta le due potenze mondiali di volersi sbarazzare di un concorrente nell’amministrazione di fondi stranieri provenienti dall’evasione fiscale.
Di fatto, i trust e le società di copertura possono stabilirsi facilmente e rapidamente in diversi Stati federali americani, nelle isole Anglo – normanne e nei territori britannici d’oltre mare. Svolgono, de facto, la stessa funzione dello stretto segreto bancario elvetico, a volte addirittura con maggiore efficacia nella dissimulazione del proprietario dei fondi. Possono essere utilizzati da dittatori corrotti e da detrattori fiscali stranieri per mettere al sicuro le loro fortune. Un recente rapporto della Banca mondiale mostra che, le tracce del denaro dei potentati non conducono solamente in Svizzera, ma anche negli Stati Uniti, dove sfuggono ad ogni procedimento giudiziario. Vale la stessa cosa per i detrattori fiscali. Nel suo Financial Secrecy Index 2009, la Rete internazionale per la giustizia fiscale, di cui fa parte Alliance Sud, aveva classificato gli Stati Uniti al primo posto mondiale dei maggiori paradisi fiscali.
Errore d’orientamento
La mozione del Parlamento svizzero va dunque nella direzione sbagliata. L’Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (OCSE) ed il suo Forum mondiale sulla trasparenza non sono rimasti passivi e ciechi di fronte agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna. I loro esami effettuati per ogni paese hanno constatato diverse carenze in materia di trasparenza finanziaria. Lacune che questi due Stati hanno il compito di colmare rapidamente.
Già l’anno prossimo si attendono i primi rapporti. La Svizzera è rappresentata nelle istanze dirigenti del Forum. Potrebbe, così, esigere concessioni supplementari da Stati Uniti e Gran Bretagna al momento della pubblicazione di questi rapporti. Per questo deve comunque ancora riconoscere molti propri errori.
Durante il suo ultimo summit di Cannes, il G20 ha chiesto in modo molto chiaro all’OCSE di rafforzare i suoi sforzi contro i trust e le società di copertura, che fungono da vettori dell’evasione fiscale internazionale. Se la Svizzera dovesse introdurre tali strumenti, rischierebbero di rivoltarsi rapidamente contro di essa. Piuttosto che cercare nuove scappatoie per i detrattori fiscali stranieri, il Parlamento farebbe meglio ad impegnarsi per una rapida e conseguente introduzione degli standard internazionali in materia di assistenza amministrativa per i paesi in sviluppo. Questi ultimi sono stati, per la maggior parte, esclusi dall’introduzione di questi standard nei nuovi accordi di doppia imposizione fiscale.
Mark Herkenrath, Alliance Sud
Traduzione Lara Argenta
(pubblicato su “Il Grigione Italiano”, 12.01.2012)

