Condizionalità assurde
Politica d'asilo, accesso alle materie prime...pare sia di moda legare la cooperazione internazionale ad interessi particolari della Svizzera. - Un commento di Peter Niggli, Direttore di Alliance Sud.
Prima delle deliberazioni del 2008 sull’ultimo credito quadro per la cooperazione allo sviluppo, l’efficacia dell’aiuto era molto discussa in Parlamento. Gli scettici sostenevano che il budget doveva essere ridotto perché i fondi finivano nelle tasche di governi corrotti. Da parte sua, l’alleanza per un aumento dell’aiuto allo sviluppo mostrava che, in effetti, una quantità di fondi degli Stati occidentali venivano dirottati e non raggiungevano il loro obiettivo. In questo caso, il denaro era destinato a promuovere le imprese del Paese donatore e a servire la sua politica di potere. In ogni modo, la Svizzera consacra il suo aiuto ai bisogni dei Paesi partner e la sua cooperazione é riconosciuta a livello internazionale per la sua efficacia in termini di sviluppo.
Oggi, alla vigilia delle discussioni sul nuovo credito quadro (2013-2016), delle voci critiche chiedono che la cooperazione allo sviluppo sia utile agli interessi svizzeri. Da un lato, converrebbe legare la concessione dell’aiuto alla riammissione dei richiedenti d’asilo. Dall’altro lato, l’aiuto dovrebbe essere abbinato ad “un accesso privilegiato alle materie prime” (esigenza dell’Unione delle arti e mestieri). Il Consiglio federale vi si oppone, ma è pronto ad affrontare questi argomenti durante i colloqui con i Paesi interessati.
La Svizzera non ha il potere finanziario e militare per imporre condizioni tassative ad altri Stati. Quando la Cina vuole un accesso privilegiato alle materie prime del Congo, investe nel paese africano centinaia di milioni, senza dimenticare le bustarelle al governo. Stando all’Unione delle arti e mestieri, la Svizzera offrirebbe un contratto e il proseguimento del suo aiuto alle vittime della guerra civile nella provincia del Kiwu, evidentemente senza favori al governo.
In secondo luogo, la Svizzera ha importanti interessi economici nella maggioranza dei Paesi: accordi di protezione degli investimenti, esportazioni di armi e trattati di libero scambio – la nostra bilancia commerciale è caratterizzata da un’eccedenza con quasi tutti i Paesi in sviluppo. Gli Stati ai quali il Consiglio federale dovrebbe imporre qualche cosa possiedono maggiori mezzi di pressione rispetto al governo elvetico.
In terzo luogo, se un governo entrasse in materia per un patto del tipo “accordo sull’asilo contro aiuto allo sviluppo”, questo richiederebbe un contributo finanziario più grande rispetto ai massimi 20 – 25 milioni versati dalla Svizzera per Paese, a titolo della cooperazione allo sviluppo. Quale paragone, l’Italia ha offerto alla Libia 3,4 miliardi di dollari (ripartiti su 25 anni) affinché Gheddafi rinchiuda, tra l’altro, i rifugiati dell’Africa nera in alcuni campi di concentramento. L’Unione europea voleva portare il suo sostegno con qualche decina di miliardi in più.
Da ultimo – l’aspetto più importante per noi – orientare l’aiuto allo sviluppo verso gli interessi a corto termine della Svizzera, sarebbe il modo migliore per renderla inefficace, e persino nociva. Proprio ciò che le voci critiche temevano quattro anni fa.
Peter Niggli , direttore di Alliance Sud
Traduzione Sonia Stephan
(pubblicato sul Corriere del Ticino, 24.03.2012)

